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La voce che non chiede


di Sensualchic
07.02.2026    |    743    |    1 9.3
"Forse sarebbe stato Gianni a regalarla a Edoardo, al loro primo incontro conoscitivo..."
Capitolo II – La voce che non chiede

Telegram aveva un suono diverso.
Daniela se ne accorse subito, come se ogni notifica portasse con sé un peso specifico maggiore. Edoardo era in Liguria per lavoro, nella loro casa affacciata sul silenzio, lontano fisicamente ma presente come solo chi condivide tutto può esserlo. Roma, quella sera, sembrava più grande. La casa più vuota. Più disponibile.

Daniela non era nervosa quando aprì la chat con Gianni.
Era sorprendentemente calma.

Fu lei a scrivere per prima. Un saluto semplice. Educato.
La risposta arrivò con il tempo giusto. Non immediata, non distratta.

Gianni non fece complimenti.
Non parlò del suo corpo.
Non cercò scorciatoie.

La ringraziò per averlo contattato.

Daniela inclinò appena la testa. In quel mondo, gli uomini avevano sempre fretta di prendere. Gianni, invece, sembrava interessato a restare.

La conversazione prese forma lentamente. Parlare con lui era semplice, naturale, come se certi confini non fossero mai esistiti. Lavoro, scelte, visioni della vita. Domande che non invadono, risposte che non si difendono.

A un certo punto, lui scrisse:

“Non mi interessa stupirti.
Mi interessa capire cosa ti accende quando nessuno ti guarda.”

Daniela rimase ferma.
Non turbata.
Riconosciuta.

Gli parlò del suo matrimonio. Della fiducia assoluta. Del fatto che nulla fosse una fuga. Gianni ascoltò. Non si inserì. Si posizionò.

Poi accadde.

Senza preavviso, senza commenti, Gianni inviò un’immagine.

Una gabbietta.

Essenziale. Pulita. Silenziosa.
Non un oggetto, ma un simbolo.

Daniela sentì qualcosa muoversi dentro, lentamente. Non era eccitazione immediata. Era consapevolezza. Scelta. Potere che si lascia avvicinare.

Subito dopo, Gianni scrisse:

“Non è una proposta.
È solo un’idea. Le idee, a volte, fanno più strada dei gesti.”

In quello stesso istante, Daniela fece una cosa che rese tutto irreversibile.

Fece uno screenshot.
E lo inviò a Edoardo.

In Liguria, il telefono vibrò.

Edoardo era solo in casa. La sera era fredda, ma lui sentì un brivido attraversarlo come una lama. Ogni notifica lo colpiva allo stomaco, chiudendoglielo. Le mani tremavano mentre apriva i messaggi. Daniela gli stava mostrando tutto. In tempo reale. Senza filtri. Senza protezioni.

Leggeva le parole di sua moglie rivolte a un altro uomo e aveva la sensazione che lei lo conoscesse da sempre.
Che stesse parlando da una parte di sé che lui aveva desiderato, immaginato, ma mai visto così viva.

Il suo corpo reagiva prima ancora che la mente potesse ordinare i pensieri. Una tensione incontrollabile, umida di paura e desiderio, lo attraversava. Era inerme. Completamente. E proprio per questo, profondamente eccitato.

Poi arrivò quel messaggio.

Lo screenshot della risposta di Daniela.

Una frase semplice. Diretta. Senza esitazioni.

Parole che gli provocarono una fitta netta allo stomaco, quasi dolorosa, mentre il desiderio gli esplodeva dentro senza possibilità di controllo.

Daniela aveva scritto che sentiva il corpo rispondere.
Che Gianni aveva acceso qualcosa.
Che quella gabbietta non era una minaccia, ma un gioco scelto.

E poi, la frase che lo fece chiudere gli occhi.

Che sarebbe stato un piacere metterla a Edoardo.
Che lei avrebbe tenuto la chiave.
O forse no.

Forse sarebbe stato Gianni a regalarla a Edoardo, al loro primo incontro conoscitivo.
Un caffè.
Senza suo marito.

Solo per guardarsi.
E capire.

Edoardo rimase seduto, il telefono in mano, il respiro spezzato. Ogni fibra del suo essere stava cedendo, ma non c’era dolore. Solo abbandono totale. La consapevolezza di essere esattamente dove aveva sempre desiderato arrivare.

A Roma, Daniela posò il telefono.
Si sentiva centrata. Padrona. Viva.

La chat con Gianni riprese, ma ormai non era più una semplice conversazione.
Era un riconoscimento reciproco.

Daniela capì che quella gabbietta non aveva chiuso nulla.
Aveva aperto una porta.
E che, per la prima volta, era lei a decidere chi poteva attraversarla.
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